Strumenti low cost e obsolescenza tecnologica: rischio di diagnosi poco accurate

 

Sentiamo sempre parlare di strumentazioni all’avanguardia ma le strutture sanitarie sono veramente al passo con le innovazioni disponibili sul mercato?

Purtroppo la risposta è NO. Da una ricerca di Assobiomedica sarebbero circa 6.400 gli strumenti diagnostici obsoleti che hanno superato la soglia limite di adeguatezza tecnologica attestata solitamente tra i 5 e i 7 anni.

Gli strumenti che accusano di questo grave problema sono principalmente i mammografi digitali ma anche Pet, Rmn e Tc che negli ultimi anni hanno visto peggiorare drasticamente l’obsolescenza rispetto agli anni precedenti. Presentano un’età superiore ai 10 anni il 72% dei mammografi convenzionali, il 76% dei convenzionali sistemi radiografici fissi e il 66% di quelli mobili analogici.

Questa indagine ha evidenziato non solo un persistente invecchiamento del parco installato nelle strutture sanitarie italiane ma anche un peggioramento del preesistente gap tecnologico rispetto alla situazione europea. In Italia inoltre sono presenti troppe apparecchiature per abitante, troppo vecchie e poco sfruttate. La situazione è piuttosto omogenea sul territorio italiano.

Probabilmente i continui tagli subiti dal nostro sistema sanitario hanno influito su questo invecchiamento ma, contrariamente a quanto si pensi, la sostituzione con apparecchiature più moderne porterebbe un ritorno sui costi già nel breve periodo grazie alla possibilità di un miglioramento nell’utilizzo delle apparecchiature, nella distribuzione dei carichi delle equipe mediche e alla possibilità di svolgere esami in condizioni di urgenza.

È fondamentale sottolineare che l’inadeguatezza del parco apparecchiature incide in maniera considerevole anche sulla qualità della diagnosi. Evidenti sono infatti le difficoltà che si incontrano nella diagnosi precoce, anche in campo oncologico, a causa dell’obsolescenza degli strumenti soprattutto nei programmi di screening con mammografi, ecografi e Tc.

Con queste premesse è facile ipotizzare che, pur di essere al passo con i tempi, alcune strutture si lascino attrare dal risparmio.

L’associazione dei cardiologi ha recentemente lanciato un importante monito per la propria branca ma il consiglio è condivisibile con tutto il sistema sanitario. Non affidarsi a strumenti di bassa qualità pur di risparmiare: un acquisto “di facciata”, di scarsa qualità, impedisce una corretta e puntuale diagnosi. L’apparente risparmio ottenuto con l’acquisto dello strumento diventerà poi presto un costo da pagare in termini di nuovi e più numerosi ricoveri con un ulteriore aggravio del sistema sanitario.

Per quanto riguarda gli elettrocardiografi, il presidente dell'Anmco (l'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), ha sottolineato un altro aspetto molto delicato: la precisione dell’elettrocardiogramma e le interpretazioni automatiche, dal neonato alla persona adulta, possono indurre in errore a causa dei risultati poco accurati degli apparecchi low cost.

Risulta quindi urgente investire in qualità ed innovazione dismettendo gli strumenti obsoleti per migliorare non solo il livello del nostro sistema sanitario ma soprattutto la possibilità di prevenire, diagnosticare e curare ogni paziente con la giusta precisione.

 


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