Scenari per una sanità più sostenibile

Il progressivo invecchiamento della popolazione, con la conseguente sempre maggiore cronicizzazione di alcune malattie, è uno dei fattori che hanno contribuito a mandare in crisi il sistema sanitario italiano, richiedendo risorse finanziarie sempre maggiori per fare fronte alla crescente difficoltà, nel pubblico, ad assicurare l'universalità dell'accesso alle cure per tutta la popolazione. Aumenta costantemente la quota di popolazione che si rivolge alle strutture sanitarie private, per aggirare ostacoli quali: le liste d'attesa interminabili per prestazioni sanitarie e diagnostiche urgenti, l'impossibilità di avere quelle prestazioni in strutture pubbliche presenti sul territorio (anche in seguito alle varie riorganizzazioni che hanno interessato il SSN in questi anni), etc. Lo dimostra il fatto che, nel 2016, la spesa sanitaria privata ha superato i 35 miliardi di €, con una crescita del 4,2% nel triennio 2013/2016. Il tutto, richiedendo una partecipazione economica da parte del paziente (sotto forma di ticket, nella sanità pubblica, e per il pagamento delle prestazioni o degli esami diagnostici in quella privata) che si fa più consistente di anno in anno. In questo scenario, chi non può sostenere l'onere della spesa finisce spesso per rinviare o rinunciare del tutto alle cure, con effetti negativi che si riverberano su tutta la collettività. Ancora marginale, soprattutto rispetto a Paesi come Francia, Germania e Regno Unito, il ricorso a forme di sanità integrativa (per quanto in crescita negli ultimi anni), prevalentemente riservate a lavoratori dipendenti che hanno accesso a fondi di categoria. 

sostenibilità del sistema sanitario

Il VII Rapporto RBM- Censis sulla Sanità Pubblica, Privata e Intermediata parte dall'analisi di questi dati per proporre una serie di scenari alternativi, accomunati dall'obiettivo di garantire la sostenibilità del sistema sanitario italiano, grazie ad una sinergia tra tutte le componenti: pubblica, privata e intermediata. 

- Nel primo scenario, ispirato al modello francese, si parte dal presupposto che, per garantire la sostenibilità del sistema e l'universalismo delle cure, sia necessario un Secondo Pilastro che si affianchi al Servizio Sanitario Nazionale, operando in sinergia con esso per ridare una dimensione collettiva alla spesa sanitaria privata, contenendone l'impatto sui redditi delle famiglie. Attraverso questo Secondo Pilastro Sanitario Aperto, i cittadini avrebbero a disposizione un finanziamento aggiuntivo (erogato attraverso l'intermediazione di Fondi Sanitari, Compagnie di Assicurazione, Casse di Assistenza e Società di Mutuo Soccorso) per fare fronte alla spesa sanitaria rimasta a loro carico. L'accesso a tale Pilastro dovrebbe essere garantito a tutti, indipendentemente da reddito, età, condizione sociale, attività lavorativa. I contributi versarti dai cittadini a tutte queste forme di sanità integrativa dovrebbero essere deducibili, senza distinzioni di alcun tipo. I costi delle varie prestazioni, in questo scenario, dovrebbero essere negoziati tra le strutture sanitarie private e le forme sanitarie integrative. Un modello così strutturato, inoltre, secondo gli autori del Rapporto, consentirebbe di mettere in atto protocolli di prevenzione più efficaci (con ricadute positive sul medio-lungo termine) e favorirebbe un aumento dell'occupazione regolare, perché solo le strutture sanitarie private totalmente in regola anche da questo punto di vista potrebbero ottenere il rimborso delle prestazioni erogate. Inoltre, i cittadini non si vedrebbero imposta una nuova tassa: al contrario, con questo sistema, risparmierebbero fino al 50% rispetto a quanto spendono attualmente, potenzialmente a fronte di servizi nettamente migliori. Si garantirebbe anche un forte contrasto all'evasione fiscale in sanità, dato l'obbligo di presentare le fatture alle forme sanitarie integrative per essere rimborsati. 

- Il secondo scenario, invece, si rifà al modello tedesco, proponendo un sistema di "Opting In", attraverso il quale consentire l'accesso alle cure sanitarie ai cittadini a reddito più basso (le ultime stime parlano di più di 12 milioni di cittadini che rinunciano alle cure, nella maggior parte dei casi per motivi economici). Sostanzialmente, i cittadini che appartengono a fasce di reddito più alte (15 milioni, ad oggi) avrebbero la possibilità di rinunciare volontariamente ad usufruire del Servizio Sanitario Nazionale (potendosi permettere di pagare da sé le cure), per affidarsi ad un sistema sanitario a gestione privata, che opererebbe comunque sotto la supervisione del Ministero della Salute. In questo modo, si libererebbero risorse economiche da mettere a disposizione delle fasce più deboli della popolazione e, al tempo stesso, si ridurrebbero le liste d'attesa per le varie prestazioni. 

- Sarebbero, inoltre, ipotizzabili anche altre misure per raggiungere l'obiettivo di rendere più sostenibile il sistema sanitario. Per esempio, un sistema di ticket basato su un modello progressivo collegato agli scaglioni Irpef o a seconda della prestazione effettuata o l'affidamento al settore privato di una serie di prestazioni che già oggi i cittadini pagano prevalentemente di tasca propria (ad esempio, quelle odontoiatriche).