Rapporto OASI 2017: serve collaborazione tra pubblico e privato 

È stato presentato all'Università Bocconi di Milano in questi giorni il Rapporto OASI 2017 (Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema Sanitario Italiano), realizzato da Cergas e SDA Bocconi, che dal 2000 monitora lo stato del settore sanitario pubblico e privato in Italia, anticipandone i trend. Dai dati emerge un quadro in cui la sanità italiana appare "a metà del guado", con un comparto pubblico che ha raggiunto un sostanziale equilibrio finanziario, ma fatica ancora a dare risposte adeguate a questioni sempre più cruciali, quali la gestione dei soggetti non autosufficienti e le politiche di prevenzione, soprattutto in alcune aree del Paese. 

Rapporto OASI 2017

In Italia nel 2016, la spesa sanitaria copre circa il 75% del totale, quella privata diretta il 23%, quella intermediata il restante 2%. Tra 2010 e 2016, la spesa del SSN è cresciuta in media dello 0,7% annuo in termini nominali, al di sotto dell'inflazione media annua che era all'1,1%. Nel 2016, la spesa SSN è aumentata dell’1,1% rispetto al 2015, attestandosi a 115,8 miliardi di euro. Sempre nel 2016, il SSN ha raggiunto un sostanziale equilibrio economico-finanziario, a livello nazionale e nella maggior parte dei sistemi regionali.

In Italia, si registrano meno ospedalizzazioni inappropriate (per asma, BPCO o diabete) rispetto a Paesi quali Regno Unito, USA, Spagna, Germania e Francia, nonché una riduzione del numero di parti cesarei e un ricorso elevato agli antibiotici. Scendono anche i ricoveri (9 milioni nel 2016, pari al 25% in meno nel periodo 2008-2016). Anche l'aspettativa di vita è ben più alta, rispetto alla media europea, ma con differenze anche sensibili tra Nord e Sud per quanto riguarda la speranza di vita in buona salute: si va dai 50 anni della Calabria ai 70 della Provincia Autonoma di Bolzano. 

Si assiste, parallelamente, anche ad un lieve incremento del fenomeno della rinuncia alle cure (circa l'8% in più nel 2015), in particolare a quelle correlate alla prevenzione, a causa dei costi percepiti. E proprio la prevenzione, insieme alla gestione delle non-autosufficienze è il tallone d'Achille dello scenario sanitario italiano. Le fonti pubbliche coprono il 95% della spesa ospedaliera, ma solo il 65% della spesa per assistenza residenziale a lungo termine (LTC) e il 60% della spesa per prestazioni ambulatoriali. I pazienti cronici pluri-patologici rappresentano, oggi, il 21% della popolazione e, data la complessità del loro quadro clinico, tendono ad assorbire gran parte dell'offerta delle prestazioni ambulatoriali, facendo sì che i pazienti occasionali si rivolgano più frequentemente al circuito a pagamento.

Le risorse attualmente disponibili, sia pubbliche che private, risultano insufficienti a rispondere alla "domanda di sanità" degli anziani non-autosufficienti, una porzione della popolazione in crescita, in un Paese che invecchia costantemente. Oggi, il 25% dei posti letto ospedalieri, il 59% degli ambulatori e il 78% delle strutture socio-sanitarie residenziali del SSN sono rappresentati da privati accreditatiIl privato copre, tra le altre, alcune aree dove la domanda è in crescita e l’offerta pubblica limitata, quali la non autosufficienza e la riabilitazione. Operatori pubblici e privati sono, quindi, complementari nel SSN ed è necessario promuovere una collaborazione sempre maggiore tra i due comparti, per continuare a garantire un buon livello di servizio. 

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