Rapporto Oasi 2015: gli ultimi dati sulla spesa sanitaria italiana

Dall’inizio della crisi economica la spesa sanitaria totale si è lievemente ridotta, attestandosi nel 2013 intorno ai 144 miliardi di euro, di cui il 78% interessa il pubblico ed il 22% il privato.

I tagli hanno inciso sia sull’aumento dei prezzi delle prestazioni, che ha portato ad una maggiore spesa da parte dei cittadini per accedere alle cure, sia sulla riduzione delle risorse e degli investimenti per il rinnovo di infrastrutture e tecnologie, determinando un aumento del livello di obsolescenza tecnologica media del 75% relativamente al periodo 2008-20131.

Nel settore privato accreditato sono diverse le strutture che soffrono di queste politiche di contenimento, in particolar modo gli enti no profit di ispirazione religiosa e non. Secondo il rapporto OCSE “Health at a glance 2015” la spesa sanitaria in Italia è al di sotto della media europea e in rapporto al PIL è inferiore a quella di Paesi come Grecia, Portogallo e Spagna.

Inoltre il nostro è un Paese sempre più “vecchio” che vede da una parte aumentare le disuguaglianze sociali e dall’altra migliorare le aspettative di vita e la qualità delle cure. Purtroppo però, scarsa prevenzione e carenze nell’assistenza di lungo periodo agli anziani, hanno portato ad un incremento dell’obesità infantile, un peggioramento dello stile di vita dei giovani, nonché una peggiore qualità di vita dopo i 65 anni.

Fondo Est (ente di assistenza sanitaria integrativa del Commercio, del Turismo, dei Servizi e dei settori affini) rileva che l’insicurezza rispetto la copertura sanitaria futura ha portato sempre più italiani ad affidarsi a cure private, con il conseguente aumento della spesa out-of-pocket (completamente a carico delle famiglie) che raggiunge i 33 miliardi nel 2014, ovvero circa il 95% del totale della spesa privata. Un dato rilevante è quello che vede coinvolti, nel ricorso al privato, anche i redditi più bassi (1,7 milioni nell’ultimo anno2), soprattutto a causa del continuo incremento dei tempi di attesa, i quali insieme all’affidabilità sono considerati i principali limiti della sanità pubblica. Il presidente Buongiardino commenta così i risultati dello studio: “occorre sgravare le famiglie da oneri economici sempre più difficilmente sostenibili, per contrastare il fenomeno della ‘rinuncia alle cure’ e favorire un più equo accesso alla tutela della propria salute”.

 

Fonte:

1Rapporto OASI 2015
2Rapporto Censis-Rbm Salute 2015

 

 


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