Rapporto Crea 2017: la sanità privata vale un quarto della spesa totale

Gli economisti del consorzio Crea dell'Università di Roma Tor Vergata hanno presentato nei giorni scorsi la tredicesima edizione del Rapporto Sanità, che analizza i trend della spesa sanitaria nel nostro Paese. In sintesi, ciò che emerge dai dati del rapporto è un sistema sanitario sempre più sbilanciato verso il privato e con profonde differenze tra le varie regioni. Rispetto alla media dei Paesi dell'Europa occidentale, l'Italia, nel 2016, ha speso il 31,2% in meno, avvicinandosi sempre più ai livelli dei Paesi dell'Europa orientale. In tutti i Paesi della UE, il settore pubblico è la principale fonte di finanziamento della spesa sanitaria; ma, mentre nei Paesi occidentali l’impegno pubblico vale il 78,8% della spesa sanitaria corrente, ad Est la quota scende al 72,3%. L’Italia, con il suo 75%, per la prima volta, è più vicina alla media dell’Europa orientale.

Rapporto Crea 2017

La quota privata della spesa sanitaria raggiunge il 25% del totale, toccando 36,2 miliardi di euro (+1,2% su base annua), vale a dire quasi 597 euro pro-capite. Quasi tutti (92,6%) pagati di tasca propria dai cittadini (out of pocket) e solo in piccola parte intermediata da forme di sanità integrativa (7,4%). Npn trascurabili, tra l'altro, le disparità a livello regionalesi va dagli 827 euro della Valle d’Aosta ai circa 362 euro a testa della Sardegna. 

Le famiglie che ricorrono alla spesa out of pocket per curarsi sono circa il 77,5% del totale. Ma non tutti possono permetterselo: secondo il rapporto, infatti, il 17,7% delle famiglie (4,4 milioni) ha limitato le spese sanitarie per motivi economici, mentre oltre il 5% (1,13 milioni) vi ha rinunciato del tutto, con un picco di oltre l'8% al Sud. Anche il ricorso alla sanità integrativa, il cosiddetto “secondo pilastro”, evidenzia un Paese a più velocità: la quota di spesa privata intermediata da polizze collettive e individuali è il 7% al Nord e il 12% al Centro, ma si ferma al 4% al Sud.

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