L'healthcare e il digitale: serve un processo di trasformazione

Il rapporto "Four keys to successful digital transformation in healthcare" ("I quattro punti-chiave per il successo della trasformazione digitale nell'healthcare), realizzato da McKinsey & Company, evidenzia un ritardo delle aziende che operano nell'healthcare rispetto all'avanzamento tecnologico: il comparto, infatti, si ferma a 30 punti su 100, decisamente dietro a settori quali travel e hospitality, retail e telecomunicazioni. Fa peggio soltanto il settore pubblico. Il rapporto prende in esame fattori quali la maturità digitale delle aziende, le strategie, la cultura e la capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati attraverso l'innovazione in ambito informatico. La chiave per il successo, in questo processo obbligato di trasformazione digitale, è trovare il giusto compromesso tra vecchi e nuovi modelli di business, considerando il digital non come un "di più", ma come un asset strategico

Healthcare e digital

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Ma quali sono le ragioni di questo ritardo? Gli autori del rapporto ne individuano, principalmente, tre: innanzitutto, l'incapacità di comprendere l'impatto potenziale della rivoluzione hi-tech sui processi produttivi, sui servizi e, in generale, sul valore aggiunto al business; in secondo luogo, la mancanza di "nativi digitali" in azienda, che si accompagna, spesso, all'incapacità di sfruttare al meglio le opportunità offerte dall'innovazione; infine, la presenza di una leadership ancora troppo legata al passato.   

Il rapporto propone anche alcune soluzioni. Per prima cosa, l'azienda che voglia attuare con successo una trasformazione digitale deve identificare le proprie priorità, analizzare il contesto in cui opera e individuare i fattori che fanno da traino al proprio fatturato. Quindi, focalizzarsi sui prodotti e servizi offerti e, se necessario, modificare le proprie strategie di vendita e di produzione. Non si possono trascurare, inoltre, innovazioni come il cloud, ma anche le problematiche relative alla tutela e all'analisi dei big data. Infine, non può mancare l'impegno a mantenere un'agenda digitale, evitando che la trasformazione sia un atto estemporaneo, senza lungimiranza. 

Oggi più che mai, innovazioni quali genomica, big data, machine learning, atuomazione dei processi produttivi, robotica, wearable device possono, se sfruttate adeguatamente, rivoluzionare il mondo dell'healthcare. È cambiato anche il ruolo dei pazienti: sempre più informati (grazie al web) sulle patologie e, quindi, meno propensi a mantenere il ruolo passivo che era stato loro attribuito in passato.

Diventa essenziale migliorare (o costruire), sfruttando le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, il rapporto diretto con il cliente e con le istituzioni intermediarie. Ma anche intercettare e, per quanto possibile, anticipare le esigenze degli utenti potenzialmente interessati, facendosi trovare e interagendo a più livelli grazie al digitale, per esempio: investendo in servizi di diagnostica, monitoraggio da remoto e assistenza domestica, comunicando e dialogando attraverso siti web e canali social, proponendo i propri servizi e prodotti online (su e-commerce proprietari e/o su marketplace dedicati). Ma è anche necessario superare l'individualismo e collaborare con altre aziende, per trovare soluzioni complementari e per uniformare gli standard qualitativi, garantendo anche ai cittadini un miglior accesso alle cure. Va, inoltre, ripensato l'intero processo produttivo, mettendo al centro le esigenze del cliente e, quindi, adottando un approccio "agile", che snellisca le procedure e accorci i tempi. 

La trasformazione digitale richiede aggiornamenti continui, attività coordinate e con obiettivi a lungo termine. Lo staff, poi, è chiamato non solo ad "abbracciare" i cambiamenti, ma anche ad anticiparli. Insomma, è necessario ripensare se stessi, come attori di uno scenario più ampio: l'healthcare digitale.